sabato 1 dicembre 2018

formalismo e costruttivismo

Rispondo a quel se fossi foco arderei lo mondo messo in musica da de Andrè in merito alle differenze tra formalismo e costruttivismo (noto anche come intuizionismo) in matematica.
A dire il vero si potrebbe parlarne e scriverne per ore. 
Semplificando molto, per i formalisti una dimostrazione è una catena di ragionamenti sintatticamente e semanticamente corretta. Si precisano gli assiomi della teoria e le regole di inferenza (usualmente l'ambiente di lavoro è la teoria ingenua degli insiemi mista a derivazioni in salsa logica del primo o secondo ordine) e si effettua una dimostrazione. E tra le regole consentite v'è il principio del terzo escluso, utilizzato nei ragionamenti per assurdo.
E poi pure un altro assioma non costruttivo, l'assioma della scelta, la cui vita tormentata nel corso della prima metà del novecento meriterebbe una digressione senza fine.
Ai costruttivisti non piace né il principio del terzo escluso con cui si effettuano le dimostrazioni per assurdo né l'assioma della scelta (si può chiudere un occhio sulla versione numerabile dell'assioma della scelta; ma anche questa è una lunga storia è andrà raccontata un'altra volta).
I costruttivisti attribuiscono un significato particolare a quella che è o dovrebbe essere una dimostrazione. In breve, dimostrare qualcosa significa esibire una costruzione concreta di quel qualcosa. Per i formalisti invece la dimostrazione può essere indiretta, oppure può solo consistere in una dimostrazione di esistenza.
E l'assioma della scelta perché sarebbe controverso? Perché non è "costruttivo". Tra le altre cose esso implica - ed è straordinario e controintuitivo - il principio del terzo escluso a cui è indirettamente legato anche il principio di non contraddizione (in logica classica il principio del terzo escluso afferma che per ogni enunciato T, o T è vero oppure è vera la sua negazione; esiste poi il principio di bivalenza: ogni enunciato T è determinatamente vero o falso).
L'assioma della scelta afferma - nella sua forma numerabile - che da una famiglia numerabile di insiemi è possibile estrarre un elemento preso da ciascuno degli insiemi. Qualcosa di assolutamente intuitivo. Però non è chiaro come estrarre un elemento da ogni insieme. Questo ha generato - e genera - controversie e paradigmi teorici di lavoro.
E le dimostrazioni per assurdo? Ve n'è una famosa, particolarmente semplice che forse potrà aiutare a capire la controversia.
C'era una volta, molti anni fa, la setta dei pitagorici. Essi credevano di poter esprimere ogni grandezza come rapporto tra numeri interi. 2/3 , oppure 1/4 e così via. Intero è bello. Sfortunatamente qualcuno osservò che proprio dal teorema di Pitagora segue che il rapporto tra la diagonale di una quadrato di lato unitario e il lato non può essere espresso come rapporto tra numeri interi.
E la dimostrazione è "per assurdo". Si nega la tesi e si arriva ad una contraddizione. E quindi, applicando il terzo escluso (e il principio di non contraddizione) si conclude che non si dà il caso che la tesi sia falsa.
Invece il costruttivista mostra come qualsiasi rapporto tra numeri interi sia necessariamente di un certo tipo (attraverso la fattorizzazione unica dei numeri interi; tale procedimento è un esempio di "costruzione") e non del tipo richiesto nel caso esistesse l'oggetto della discussione (il rapporto tra diagonale e lato). Ma fa anche di più: è in grado di esibire una costruzione che dice qualcosa di esplicito su tale rapporto (una successione che converge a quel rapporto; in questo semplice caso la radice quadrata di due).
Ora al formalista puro non frega alcunché di questo "esibizionismo costruttivo" anche perché nella maggioranza dei casi richiede un enorme quantità di lavoro che egli reputa inutile (e qui iniziano gli scambi di improperi).
Oggi il costruttivismo ha propri paradigmi e scuole di pensiero più o meno diversificate in base al significato che è possibile attribuire al predicato dimostrare. Ma la storia narra che  Luitzen Brouwer, uno dei primi costruttivisti, fu di fatto cacciato da David Hilbert, il dio dei formalisti. Poco importa, fondò poi la sua scuola, il cui paradigma teorico fu sistematizzato da Arend Heitying. 
Poi vennero altri e la rivoluzione fu completa. Erret Bishop ad esempio ricostrui pazientemente diverse parti dell'analisi matematica utilizzando il paradigma costruttivista (e l'assioma della scelta in versione numerabile).
Tuttavia nella sua versione storica, il costruttivismo è deludente: tutto quello che si può dimostrare costruttivamente lo si può dimostrare formalmente all'interno della logica classica. I teoremi del costruttivismo classico sono i teoremi formali della logica classica senza l'assioma del terzo escluso. 
Io sono un particolare esponente del costruttivismo, più debole del costruttivismo originario. Prediligo i risultati espliciti, ma tollero a volte i risultati non costruttivi (e per alcuni risultati non c'è davvero speranza, almeno utilizzando le teorie oggi a disposizione, di ottenere costruzioni esplicite).
Ad esempio io comprendo formalmente che se una successione è crescente ed è limitata allora dovrà convergere verso un limite; allo stesso modo una macchina che corre a velocità costante verso un ostacolo prima o poi lo colpirà. Però rifiuto di accettare l'argomentazione come definitiva. Perché voglio esplicitamente sapere qual è il limite della successione (equivalentemente quando la macchina colpirà l'ostacolo; il problema naturalmente è risolto se sono note velocità e distanza dall'ostacolo - ma questo cambierebbe i termini del problema rendendolo di fatto costruttivo). Avere una visione costruttiva della vita implica una certa visione del mondo. Problematica ma profonda. Difficile ma affascinante. E sì, la vita è più semplici quando non è costruttiva. Ma ci sono nato così. Chi si contenta, costruisce. E sia.

I tre giorni del condor

Visto  e rivisto. Rivedibile,infine. E quanto s'aggiusta in divenire, poi diverge all'orizzonte. Mi solletica il dialogo finale tra il Condor e il sicario francese Jubert:

 "Nel mio lavoro non chiedo mai il perché. Nel mio lavoro le domande che faccio riguardano il quando, il dove qualche volta. Ma sempre il quanto. [...] Personalmente preferisco l'Europa. Vedi, il fatto è che il mio lavoro non è poi malvagio, capisci? Alla fine c'è sempre qualcuno che paga. Lo trovo troppo stancante... oh no! E' di tutto riposo. E' quasi pacifico. Nessun bisogno di schierarti da una parte o dall'altra. Non sposi nessun causa. Devi aver fede solo in te stesso. E fiducia nella tua precisione". 

Dovrò leggere il romanzo da cui è stato tratto il film (e i giorni son là raddoppiati).


Ho già voglia di fare il sicario contro i cattivi. Però attenzione: chi è il buono e chi il cattivo? Ancora causali convergenze dietro inamissibili compensi dell'umano agire. E sia.

venerdì 30 novembre 2018

i demoni dell'oltretomba

" [...] E allora la fantasia si scatena nell'immaginare il paesaggio dell'aldilà. Nei territori del nulla,la mente disegna fiumi,laghi,foreste. Una maniera di riempire il vuoto. Ma, nella geografia del regno dei morti concepita dai greci,non c'è nulla di consolatorio. L'aldilà è un mondo gelido,buio,nebbioso,popolato di ombre vane,attraversato dal ghigno sinistro di creature mostruose e sottoposto alla tirannia inflessibile di un signore oscuro. Ade: così si chiamava il re dei morti e da lui prende il nome anche l'aldilà dei greci. Con Zeus e Poseidone,suoi fratelli,si era diviso le regioni del cosmo. Così era diventato il principe del mondo sotterraneo:un territorio immenso,infinito,sul quale neppure i signori dell'olimpo potevano esercitare il loro potere.
Il regno dei morti è collocato per lo più sottoterra.Abissi tremendi si aprono sotto i piedi degli uomini. Ancora più profondo dell'Ade,secondo i greci,esisteva il Tartaro,luogo remotissimo ed enigmatico in cui sarebbero rinchiusi i Titani sconfitti da Zeus. Per raggiungere il regno dei morti bisogna compiere un viaggio lunghissimo. [...] Omero, nell'Odissea,descrive lungamente il viaggio di Ulisse - re di Itaca - nell'aldilà. [...] Ulisse deve andare lontano,oltre l'oceano,e approdare a una riva dove ci sono una bassa spiaggia e boschi sacri a Persefone, la sposa di Ade. Qui sorgono alti pioppi e salici dai frutti che non maturano. [...] Le anime vengono guidate dal dio Hermes. Si muovono squittendo,come pipistrelli in un antro oscuro. Nel loro viaggio,varcate le correnti di oceano,costeggiano stirpi e luoghi favolosi: la rupe bianca,le porte del sole,il popolo dei sogni. Quello che caratterizza il paesaggio di Ade sono innanzitutto i fiumi. Il più famoso è l'Acheronte. Su questo corso d'acqua viaggia la barca di Caronte,il traghettatore dei morti,che trasporta senza sosta le anime da una sponda all'altra. Gli antichi citano poi il Flegetonte,il Piriflegetonte,il Cocito,lo Stige e vari altri. I defunti si muovono come silhouette evanescenti sullo sfondo di questa terra remota,sterile e oscura. Essi sono definiti dalla parola psyche, che letteralmente significa soffio e che solo più tardi significherà anima. Ma, in Omero, le psychai sono solo ombre,doppi volatili ed evanescenti della creatura vivente:figure fatte d'aria,prive di consistenza. Esse però possono tornare a parlare soltanto per una magia suggerita dalla maga Circe,cioè dopo aver bevuto sangue animale. Si accalcano perciò con grida sinistre intorno alla carcassa di una animale sgozzato da Ulisse:vogliono berne il sangue perché solo così potranno conquistare una sia pur precaria e provvisoria esistenza. Altrimenti, la loro condizione normale è un'inerzia sinistra. I defunti vivono assorti nella nebbia di un perenne oblio. Sono semplici spettri,vuoti simulacri. [...] Ci sono boschi,fiumi,laghi,praterie su cui fioriscono gli asfodeli,come sopra la terra. C'è una popolazione immensa. Ma tutto è cupo e spento. L'Ade non è nè un inferno nè un paradiso:è solo un limbo buio e oscuro. [...] Per i comuni mortali,la via per l'aldilà è senza ritorno. Il poeta Anacreonte, vissuto nel sesto secolo avanti cristo,in questi versi esprimeva con sobria essenzialità, l'universale paura della morte:

Biancheggiano già le mie tempie
e calvo è il mio capo;
la cara giovinezzza non è più,
e devastati sono i denti.
Della dolce vita ormai
mi resta breve tempo.
E spesso mi lamento
per timore dell'Ade.
Tremendo è l'abisso di Acheronte
e inesorabile la sua discesa:
perché chi vi precipita
è legge che più non risalga.

In questo abisso si muovono strane creature. Demoni che incarnano,con la loro figura,i diversi volti della morte. Il primo naturalmente è Thanatos, la morte in persona (ma in greco il sostantivo è maschile):è rappresentato come un giovane alato,dal viso angelico e malinconico. Raccoglie tra le sua braccia chi spira serenamente nel suo letto o chi muore da coraggioso sul campo di battaglia.
[...] I greci hanno immaginato tutta una schiera di demoni femminili che rimandano all'aspetto orrendo del morire,alla sofferenza dell'anima e allo strazio dei corpi. Ci sono per esempio le Chere. [...] Le scure Chere digrignavano i denti bianchi:spaventevoli,terrificanti,stillanti di sangue,orribili,muovevano lite sui caduti. Tutte bramavano bere il nero sangue. Il primo che afferravano,sia che giacesse a terra,sia che cadesse ferito,lo stringevano,artigliandolo con le grandi unghie, e l'anima scendeva ad Ade,nel gelido Tartaro. Quando i loro cuori erano sazi di sangue umano,gettavano dietro di sé il cadavere e si ributtavano nel furore della mischia. Simili alle Chere sono le Arpie,demoni alati,orrendi rapaci che straziano le carni degli uomini. Hanno corpi di uccelli con una coda di scorpione o di serpente. A parte la coda,assomigliano molto,nell'aspetto e nella natura,anche alle sirene,di cui costituiscono quasi un doppio. Non hanno,tuttavia,l'aspetto seducente e la dolcezza del canto che caratterizza le sirene. Le Arpie,infatti,sono orrende,mefitiche,puzzolenti. Il loro nome collettivo è connesso al verbo greco harpazo,che significa rapire,strappare. Omero le considerava demoni delle tempeste. [...] Anche le Erinni,di solito,erano rappresentate con le ali. Queste creature mostruose,assetate di sangue ,con serpenti al posto dei capelli,erano temibili divinità della vendetta,che punivano in particolare chi si rendeva colpevole dell'omicidio di un consanguineo. Figlie delle dea Notte,di norma dormivano nelle profondità dell'Ade. Ma il sangue dell'ucciso le ridestava e allora percorrevano la terra per inseguire l'omicida e straziarlo con i loro artigli e denti affilati. [...] Esse appaiono a volte come custodi dell'ordine cosmico. [...] Una funzione analoga era riservata alle Moire,le signore del destino. Non abitano nell'Ade, ma in un luogo remoto ai confini della terra. Sono immaginate come tessitrici:attraverso le loro mani passa il filo della sorte umana. Anch'esse sono di solito considerate tre. Cloto (la filatrice), Lachesi (la distributrice), Atropo (colei alla quale non si sfugge). Sono loro a decidere quando dipanare e quando spezzare il filo della vita. Nessuno,neppure Zeus,può dare loro ordini. Tre, ma secondo altri solo due,erano anche le Graie. Il nome significa 'le vecchie':erano infatti nate già anziane,con i capelli bianchi. Avevano un solo occhio e un solo dente che si scambiavano tra loro. Eppure, così dice il poeta Esiodo,il loro volto era bellissimo:ma questa stravagante bellezza non ne smorza,anzi ne accentua,la mostruosità. Sorelle delle Graie erno le Gorgoni. Avevano ali d'oro,mani di bronzo,capelli serpentiformi. Il loro volto era segnato da un ghigno orrendo che svelava denti giganteschi e aguzzi. Erano tre anche loro. Le prime due si chiamavano Steno ed Euriale,ed erano immortali. La terza, più famosa di tutte,era invece mortale:era la terribile Medusa,che pietrificava chiunque incrociasse il suo sguardo [...] Al di sopra di questa corte di demoni e mostri,sta una divinità terribile,che si muove tra il regno dei morti e le strade dei vivi. E' Ecate,signora della luna e delle magie,custode di tutto ciò che è oscuro e misterioso,suscitatrice del terrore,simbolo di ogni orrore. Ecate appartiene alla stirpe divina dei Titani:il suo potere è dunque più antico persino di quello di Zeus. Tutti gli uomini e tutti gli dei le si accostano con timore e tremore. Si riteneva avesse tre corpi e tre teste. Teneva sempre in mano una fiaccola e la sua apparizione era accompagnata dal latrare dei cani. Ecate percorreva il mondo senza sosta,come un dea vagabonda,seguita da un esercito di demoni e di fantasmi. I quali,a volte,in piena notte o nell'ora magica del meriggio,assalivano i viandanti sorprendendoli ai trivi,agli incroci delle strade. [...] Un personaggio racconta qui il suo incontro con la terribile divinità Ecate. L'uomo,che si chiama Eucrate,esordisce così:

Era il tempo della vendemmia e,a mezzogiorno,ho lasciato i vendemmiatori nel mio podere e me ne sono andato via, da solo,nel bosco,immerso in non so quali pensieri e meditazioni. Ero nel folto della macchia quando è cominciato un abbaiare di canime immaginavo che fosse Mnasone,mio figlio,che,come suo solito,si divertiva ad andare a caccia nel fitto della boscaglia con gli amici. Non era così però:infatti,poco dopo,accompagnata da un terremoto e da un boato come di tuono,ecco apparire e avvicinarsi una donna dall'aspetto spaventoso,alta almeno novanta metri. Teneva una torcia accesa nella mano sinistra e nell destra una spada che sarà stata lunga dieci metri. La parte inferiore del corpo non terminava con dei piedi ma dei rettili e sopra assomigliava a una Gorgone,per lo sguardo e le fattezze terrificanti. Al posto dei capelli aveva dei serpentelli che le scendevano a mo' di riccioli tutt'intorno al collo e alcuni le si avvolgevano in spire fin sulle spalle. Vedete bene,amici,come ancora adesso,mentre lo racconto,mi viene la pelle d'oca"

Giorgio Ieranò, demoni,mostri e prodigi. Estratto critico pagg. 57-64

lunedì 26 novembre 2018

le strade e l'àncora

Un'altra poesia di Antonia Pozzi.
Anzi due. Perchè dopo averne lasciata un'altra in un blog visto per la prima volta, un fulmine mi ha scosso e ho deciso di giustapporla.
E i due titoli formano un verso intenso. Lo avete notato? E sia.


Le strade

Io sono avvezza
a camminare sola per le strade.
Allora tutti i bambini
che non hanno abbastanza pane
gridano dentro di me,
girano intorno
ai primi fanali che s'accendono
con i loro capelli pallidi
nella sera.
Allora sulle soglie
si fermano stanchi esseri,
uomini con occhi di poveri –
e pare che la terra
li espella dal suo grembo,
che anch'essi siano per gridare
come bambini che stanno
nascendo.
Allora dai campanili, perduti
nella foschia,
cadono lenti rintocchi, cercano
il cuore di chi va solo
come leggere foglie – in volo
verso il grembo
di un cupo fiume –
31 dicembre 1934

L'àncora
Sono rimasta sola nella notte:
ho sul volto il sapore del tuo pianto,
intorno alla persona
il silenzio – che sul tonfo
della porta richiusa, a larghi cerchi
si riappiana.
Lenta nell'acqua oscura
del cuore –
lenta e sicura,
tra le alghe profonde
gli echi delle tempeste le lunghe correnti
le molli ghirlande di onde
intorno a inabissati
scogli –
lenta e sicura,
fino alle sabbie segrete giacenti
sul fondo dell'essere –
fida tenace, con i suoi tre bracci
lucenti
penetra l'àncora
delle tue tre parole:
– Tu aspetta me –.
16 dicembre 1934

io e la britannia, grande e piccola

Un poco alla volta ecco le foto del mio primo breve (due settimane) viaggio in Inghilterra (il regno unito come lo chiamano loro; e noi siamo uniti? certamente non quanto gli inglesi..). Le foto si commentano da sole. E sia.















venerdì 23 novembre 2018

Lydia Lunch. Touch my evil.

Che trip.

Smoke in the Shadows [2004] Picked up in a roadside diner Just a hair short of the number five Slumped across a dirty counter Jinglin' a pocket full of dimes Leaving town in a hurry Had no time to pack your bags Ask a waitress for directions Heading south of the Mexicali line Burning bridges is your Bible Brag about a stupid thrill Left your baby in a phone booth Got yourself some time to kill This road only leads to nowhere Live a lifetime of regret Sweetest kiss that ever smoldered Extinguished like your dying breath This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere I'll mock your torture and weakness When you fall on bended knee Don't beg me for forgiveness Hurt yourself by pleasing me I've warned you now not to linger Scars you bear breathe my name Your heart will just surrender Love burns with caustic flame This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere Live through oceans of regret For the passion that we conjure Curse your lifetime after death This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere I'll take you down south of your border Help you lose what's left of your mind Only so many hours left to nightfall So many ways to break the hands of time Let's skin a script, bang some Percocet Get so damn high that we kick the sky Buy a bottle and a blanket We'll get so damn drunk that you'll start to cry Pull up to an all-night strip joint Get so excited that we'll burn it down Kidnap the owner and his mistress A sleazy motel on the edge of town There we'll stage a little party I'll put you in the starring role You'll play the victim and the villain I'll play the killer with a heart of gold Haha, you love taking the victim, don't you, baby? I'll take your hostage, get you wound up You'll love me more with each passing threat By the morning we'll be married Tomorrow night and you'll be left for dead This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere I've warned you now not to linger Scars you bear breathe my name Your heart will just surrender Love burns with caustic flame I'll mock your torture, your weakness When you fall on bended knee Don't beg me for forgiveness Hurt yourself, please me This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere This will only get you nowhere Picked up in a roadside diner A hair short of the number five Left for dead in a dirty restroom Get a body file just in time I'm leaving town in a hurry Had no time to pack my bags No need asking for directions I'm heading south of the Mexicali line