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domenica 15 settembre 2013

profezie psicanalitiche post moderne

Ricordate il post sul delirio di onnipotenza? Il mio amico è imploso psichicamente. Ha incendiato casa sua lasciando scritte deliranti sui muri esterni. Ricoverato per un trattamento sanitario obbligatorio, sembra che abbia proferito qualcosa del genere "dovevo farlo". Scrivo questo post per tutti quelli che vivono esperienze simili. Poco prima di una crisi psichica esistono ben definiti segnali. Delirio allucinatorio persecutorio, violenti sbalzi d'umore,violenza esogena ed endogena. Non lasciare la propria casa incustodita, preoccuparsi degli amici vicini e dei parenti. E non lamentatevi se non s'è fatto apposta. Tra parentesi un esame di coscienza lo consiglio ai numerosi (e lautamente remunerati) psichiatri o terapeuti libero professionisti. E sì, la mia terapia di supporto non ha sortito alcun effetto. Ma questa volta non sarò eccessivamente critico verso me stesso. C'è chi ha sbagliato e non muterà atteggiamento. Questioni istituzionali. O forse abitudine. Prima di iniziare una terapia pensateci.

sabato 7 settembre 2013

delirio di onnipotenza

Ieri sera ho raccolto l'invito di un mio amico per una cena al ristorante cinese poco distante da casa mia. Avevo preventivato di prepararmi la cena da solo, spulciando qualche improbabile invenzione dietetica  - sono figli di cuochi e quindi virtualmente cuoco; ma le esigenze dell'arrampicata sportiva mal si adattano ai contorcimenti creativi in cucina. Al ristorante ho ordinato insalata mista e verdure alla piastra. Cena frugale, serata tranquilla. Ma poi la svolta. Questo mio simpatico amico ha sviluppato negli anni una personale ossessione filosofica di stampo filo nazifascista; la mia terapia di supporto filosofico ed emotivo evidentemente non è riuscita ad arginare le complicazioni ideologiche della sua dottrina fulminante; neppure mi consola sapere che la componente istituzionale (psicoterapia e farmacoterapia) non ha attenuato il disagio esistenziale. Dovrei continuare come amico che ascolta - non passivamente - a digerire certe uscite dottrinarie razziste e totalitarie? Credo che non sia giusto nei miei confronti. Noto che i sintomi sono peggiorati. Egli crede di essere perseguitato dall'establishment politico giudaico; complotti,tentativi di induzione al suicidio e strumenti di controllo politico che farebbero impallidire il più tenace dei gialli complottisti post moderni. Egli crede che i suoi scritti - già spiati dal supremo ordine modiale ebraico - lo abbiano precipitato nella lista dei sovversivi ricercati. Le su riflessioni sono fortemente autobiografiche e somigliano per certi versi all'anticristo di nietzsche condito con la dualità della razza opposta alle deficienze dei sistemi politici concorrenti - dall'estrema sinistra all'anarchismo (sopra quest'ultimo non posso che osservare la sua ignoranza estrema - ma tant'è). Egli si dichiara pantesita,la legge del più forte (come attributo razziale) come dogma fondante il successivo carattere organico del mondo (al cui vertice è ovviamente lui) attuato pragmaticamente attraverso un ordinamento gerarchico, anch'esso stabilito "per natura". Se si fosse letto stirner - l'unico e la sua proprietà - avrebbe compreso la sua mancanza di originalità. Ma il problema è un altro. Se non riuscirà ad arginare la sua emotività ideologizzata, potrebbe davvero combinare un disastro. Oppure semplicemente potrebbe avere un crollo psichico, come fu per lo stesso nietzsche. Allora che fare? Siamo ad un passo dal delirio di onnipotenza. Un aspetto caratteriale della sua personalità è emerso oggi dirompente, come temevo. Superati certi confini - come nel disturbo narcisistico della personalità - non v'è ritorno ma la condanna all'abisso della follia. Ma forse non è ancora troppo tardi. Attendo suggerimenti costruttivi. Lasciate pure libera la vostra fantasia.

mercoledì 28 agosto 2013

pizza e discorsi notturni post moderni tra amici

Invitato ad una mangiata dal mio amico aspirante buddhista (fratello del mio morosino - invenzione di nicole - ovvero dell'idea infantile del migliore amico; ma solo per parte mia; si veda la follia di orlando in un post precedente per rischiar concetti astrusi), dopo aver apprezzato un po' di pizza e notato lo scorrimento senz'attrito d'un fiume di birra (qualità relativamente scadente), come in ogni ritrovo under 25 che si rispetti (e per fortuna ho ancora dieci anni dentro, ma pure molti di più all'occorrenza contro certi diavoli e spiritelli giovanili assetati) eccomi ad ora tarda pedone operante sulla scacchiera del dialogo alcolico misto hemingway-morrison-bukowsky con gli ultimi esuli ancora persi tra pensieri misto sesso alcolico. Così, due femmine e un numero imprecisato di maschi s'alternano nel dialogo.
Scopro così alcuni risvolti psicoanalitici d'una pulzella che ammetto avermi colpito - non già le di lei tette visibilmente accessibili dalla scollatura; mi stupisco di certe relazioni sentimentali il cui spazio separato è misurabile in termini di lunghezza e sesso reciproco consegnato alla critica dell'astinenza; in vino veritas, ed è buono (a volte) e giusto (sincero quanto basta). Quindi la pulzella se la tira (quando il livello alcolico nel sangue sia definitivamente minore di una certa quantità; noi matematici potremmo invocare il minimo limite alcolico) ma finisce con il capitolare quando si parli di sesso esplicito; quando l'istinto emotivo può creare più disordine che soluzioni; interessante però, essendo i soggetti coinvolti così giovani (quasi tutti con l'infanzia consegnata al forno crematorio, per scelta o necessità o amore particolare) e quindi ai miei occhi disposti a giocarsi la vita su entrambi i fronti del loro destino post moderno. Invece no. "quale ragazza non farebbe pompini al suo uomo?" - prima chicca esistenziale - per la gioia diligente dell'altro maschietto seduto accanto a me sul dondolo; riconosciuta la valenza del pompino impegnato - ma non quando il maschietto non ricambiasse con un primo orgasmo (il primo non si scorda mai?) pena l'infelicità locale per sopravvenuta inquisizione affettivo-morale - la bella pulzella snocciola, ben visibilmente , la catena cerebrale - parimenti emotiva - che la incardina al ragazzo di turno (assente per natura e per lavoro; la prima come costrizione del bastone senza carota anticipata; la seconda per fuga preventiva fatte salve le necessità del vile stipendio): "io preferisco stare sotto perché voglio essere dominata [...]" e ancora, come un vulcano, "[...] perché lui grosso mi fa sesso (sic)". Nessun consulto psicoanalitico avrebbe rivelato verità tanto profonde quanto ingenue. Quindi Freud - con la maiuscola - battuto nettamente da bacco, almeno per questa volta. Alle volte i particolari della vita insegnano quanto basta. Se lei è stronza, una ragione - o forse anche due, ma non troppe - c'è; neppure troppo riposta. Riposta somiglia a risposta, con caduta tronca psicologica; o fisiologica della natura umana per chi propende per la vita come una puttana ed il conseguente abuso fino alla nausea (esistenzialismo?). La seconda caramellina merita più attenzione. Seconda pulzella, ben più assetata, lamenta dolori sentimentali: "[...] ma perché nessuno mi vuole?" e contemporanemente capace di chiedere al pubblico dondolante "ti piacerebbe mettere il preservativo con la bocca? [...]". Colta impreparata, la mia ingenuità infantile tenta di ricambiare la di lei passione negativa con qualcosa di simile ad un abbraccio. Ma lei disdegna, rifiuta. Allora tento di mettere insieme i pezzi: da una parte vorrebbe essere partecipe dei pensieri ben disposti finora scambiati, anche a pezzi,visionando materia ben poco oscura (e senza essere dominata, suppongo). Dall'altra rifiuta gesti d'affetto ma è capace di scrivere "ti voglio bene" a colui che sembra essere il suo migliore amico (scritto pure questo; un rigurgito di infanzia repressa? rispondete voi, se potete)  pure somigliante a cappello di paglia (l'avevo già detto a nicole, complice un suo sorriso). Conclusione tarda ma sicura. Siete infelici per scelta e la cosa mi sorprende. Oppure la scelta è esclusivamente emotiva, quando non una maschera per l'occorenza. Ancora maschere. Ma perché anche durante quello che per molti è il periodo turbolento,vivido,anarchico e molesto dell'adolescenza ( o post adolescenza)? Oggi come ieri non mi sovvengono risposte adeguate. Resta la possibilità di scegliere altrove. Lontano, lontano.

martedì 13 agosto 2013

persone fortunate ma non troppo

Ieri visita alla mia amica Federica, temporaneamente ricoverata in ospedale ma non in pericolo di vita. Rivedere lo spazio angusto di quelle stanze costituisce in me l'idea di un modello realificato dei social network: identico valore insipido e asettico dei locali, cibo il cui grado di appetibilità è proporzionale al disgusto mentale del momento; il tempo quasi congelato cola goccia a goccia quasi il procedere dei momenti fosse rinchiuso in una clessidra d'altri tempi. E nell'incedere dei discorsi, intrisi di un'amicizia dettata anche da una passata intima vicinanza (sostanzialmente intima, per i più invidiosi focosi) le mie perprlessità si attorcigliano intorno ad una persona amica (almeno sul piano teoretico; meditare sul dettaglio non scevro da aporie antropologiche) istituzionalmente dichiarata disturbata. Aggiungo viziata e praticamente accondiscendente verso quel certo piano empirico sociale che molti non riterrebbero - falsamente - soddisfacente. In breve, poco lavoro molto movimento, una ragazza in movimento apprensivo, sesso droga e rock'n'roll. Carburante,bollo e assicurazione pagati. Così è, se vi pare.
Se questo è il prezzo da pagare, io non pago e mi defilo.

mercoledì 4 luglio 2012

Perché?

Un detto tradizionale recita: tra due mali scegliere il minore. Niente di più falso.
Guardatevi al sito http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=246 il documento sui minatori italiani del secondo dopoguerra partiti per le miniere di carbone in belgio. Le condizioni di lavoro da schiavi deportati e la silicosi hanno falicidiato gli illusi ignoranti del detto che ho ricordato. Forse è un misto di psicologia,antropologia,sociologia. Ma se dovessi scegliere tra morire di fame e fare il minatore sceglierei il suicidio. Dei belgi naturalmente. Spediti loro sì, a calci nel sedere giù giù nelle viscere della terra. E sia. Pensate sia finita? Oggi la nuova miniera è senz'altro il sistema scolastico italiano. Di ogni ordine e grado.

giovedì 14 giugno 2012

La verità fa male

Oggi pomeriggio ho appreso la verità sui comportamenti deliranti di un altro mio amico a cui avevo prestato un po' di denaro. La mia ingenuità s'è infranta di fronte al nudo empirico, fatto trafelato nel diritto dell'anima. Se voglio continuare ad aiutarlo dovrò necessariamente utilizzare bastone e carota. Peccato però, poteva finire pure diversamente.

venerdì 1 giugno 2012

delirio di onnipotenza

Molti dei miei amici hanno gusti un po' particolari. Uno di questi ha il fermo proposito di conquistare il mondo per poterlo - a modo suo - ordinare garantendo così la felicità dell'intero genere umano (ma potrebbe limitare il progetto anche alla sola povera Italia). Le nostre discussioni sono ad un punto morto. Egli si sente il nuovo duce italiano, la nuova luce. Le obiezioni non servono più. Ecco qui un estratto di uno dei suoi "frammenti" oggetto di filosofiche notturne accese reciproche questionature. Ai miei lettori il giudizio finale.

"La natura non può essere corretta dall'esperienza. L'esperienza può essere corretta dalla natura. Grazie alla memoria,ossia alla persistenza del male,noi possiamo agire su di esso,grazi alla persistenza del bene,ossia alla condizione di maggior vigore pervenutaci da altre esperienze di segno positivo:giacché solo queste forze collettive possono supplire a quella che originariamente era una debolezza che,scontrandosi con l'ambiente esterno,è stata insufficiente a plasmarlo secondo la nostra esigenza e dunque ha prodotto una esperienza negativa. Noi non possiamo ricordare quello che ci è riuscito perfettamente , poiché esso non è più presente in noi come elemento da eliminare, ma solo come fisicità da utilizzare:possiamo però ripetere quell'azione perché il nostro corpo mantiene lo stesso livello di virtù e dunque è saggio, se non si è indebolito nel frattmpo ed è dunque divenuto stolto. Esso ha dimenticato la lezione,ossia ha perso vigore nei confronti di asperità esterne che invece si sono ricomposte nella loro forma ed energia dopo che noi le avevamo precedentemente sconfitte. In questo caso noi non ci ricordiamo di quando eravamo forti:perché non lo siamo più, e non si può sentire quello che non si è,ovvero quello che non si fa. Ricordare una esperienza negativa è altrettanto impossibile che ricordarne una negativa [sic]. Semplicemente, noi le ripetiamo fin dove l'elemento esterno è ancora il medesimo. Se vi sono diffrenze nell'oggetto o nel soggetto, non è la stessa esperienza e noi non la "confrontiamo" con la vecchia, perché un confronto è una terza esperienza, un'immagine che ne contiene due,osservata da un altro punto di vista che non potrà mai comprendere tute le peculiarità delle singole immagini ma solo alcuni tratti fondamentali che ne consentano la relazione,e sicuramente non possiamo vivere come due soggetti e quindi assumere contemporaneamente due punti di vista confrontando due immagini l'ultima delle quali stiamo ancora sedimentando,così come è impossibile svolgere operazioni di sistema su un programma ancora in funzione. [...] Tutto quello che subisci per ragioni contingenti,tu non lo meriti. Meriti invece tutto quello che subisci per ragioni intrinseche:nella purezza [sic] infatti ognuno può aver soltanto ciò che merita,in quanto nessuna compagine di soggetti deboli si schiera per sottometterne uno forte, il che rappresenta l'ingiustizia dominante le società promiscue,e chiunque venga sottomesso raggiunge quindi il suo luogo naturale,nel quale egli stesso non trova nulla di ingiusto [sic] [...]"

Una sottomissione come stato di natura? Si avverte il verme inquieto totalitario.
Sognare in ogni caso è una libertà - seppure totalitaria - che possiamo ben augurare al mio amico. Basta che i sogni non divengano guerre e sottomissione giusnaturalista. E sia.


lunedì 30 aprile 2012

pazienza

Tanti anni fa per giocare ad un videogioco si doveva attendere un certo intervallo di tempo, tipicamente due minuti, durante il quale una quarantina di kbytes venivano trasferiti nella memoria del piccolo calcolatore dal supporto magnetico costituito da una comune audiocassetta. Esistono per linux diversi emulatori per quel piccolo gioiellino che è stato il microcalcolatore zx spectrum sinclair (in competizione con il commodore 64) ad esempio spectemu oppure fuse.
Cosa questo ha a che fare con la pazienza? Ispezionando forum per risolvere un problemino audio con spectemu (can't access /dev/dsp:no such file or directory) ho trovato questo quadrettino divertente:

"
Biggus
November 17th, 2006, 07:34 PM
Dude, I think the command you are looking for is xspect.

I'm trying to 'load up' an ancient old game called 'Chaos', and I've used

xspect -tzx Chaos.tzx

tzx is an option whereby you specify the type of tape image (or disk if you were posh enough to have a +3)

xspect -help gives you more options.

:D

Oh, and incidentaly, don't use .tzx files, they take an eternity to load, I'm currently getting the bleeeee-sccrshhhhhhhhh bleeee-schreeeeeeeeeee thing happening for a good couple of minutes."
 
Interessante quel "Oh..they take an eternity to load.." come dire che "a good couple of minutes" sono un'eternità. Spero sia solo un ragazzino idiota ché altrimenti il problema è davvero serio. Tutto e subito altrimenti dannazione eterna.. poveri noi..