lunedì 19 agosto 2013

taoismo e comunicazione

Ancora una volta un frammento di un commento può costituire momento di riflessione e oggetto quindi di un nuovo post.

Invece non sono convinta che i desideri si avverino in automatico, purché vi indirizziamo energia.
Al di là dei fattori più o meno inconsci di autosabotaggio che si verificano, penso semplicemente che la realtà sia coocreata con l'Universo. Noi ci possiamo mettere il nostro, ma non possiamo fare tutto da soli.

Come ho già sottolineato più volte, mi definisco taoista post moderno (non per iniziazione o conoscenza o per magia cosmica o interposta grazia). Che cosa c'entra il taoismo con questo frammento preso a prestito da un commento?
La scrittura, a volte,incarna quello spirito vitale,intuitivo,una specie di grazia (nel contesto cristiano) che scorre semplicemente, attraversando gli animi umani che incontra, come l'acqua scorre nelle fenditure di una roccia, libera.
Tuttavia come non può darsi un nome a tutto questo processo - taoismo è una contraddizione in termini e quindi un koan per chi vuole riflettere, in stile buddhismo zen - così la scrittura genera interrogativi e stili indipendenti, a volte misteriosi, così come un flusso d'acqua che scorre produce senza pretesa di organicità altri sottili e vitali rigagnoli. Qui si è dato un altro koan - sottile, vivace - un desiderio d'espressione:

Noi ci possiamo mettere il nostro, ma non possiamo fare tutto da soli.

Dal punto di vista occidentale, una sfida alla bivalenza; dal punto di vista orientale (oppure semplicemente per chiunque sia attento ai dettagli, al fluire della vita) una contraddizione in termini: essere soli è come pretendere di ridere senza pubblico; come dunque immaginare ed agire solo animati da questo? Eppure tutto l'individualismo liberale sembra costituirsi in questo dogma universale. Da una critica ad un post, un'opinione liberamente espressa è nato un nuovo koan che nulla ha da rimpiangere ai classici della colomba dentro la bottiglia o il suono del battito di una sola mano.
Eppure dal mio post non emerge contraddizione con quanto affermato. Ne traggo un'indicazione: la scrittura è un labirinto, un frattale a cui dare un senso è opera senz'altro postuma. Spero che qualcuno, passando di qui, ne tragga giovamento.

2 commenti:

  1. Io ritengo che alcuni desideri si possano compiere, altri no, per una moltitudine di ragioni: nostra capacità vs nostra incapacità, scontro con i desideri altrui, ecc ecc. Dico sempre e semplicemente che bisogna trovare dentro noi stessi il coraggio per lottare quello che ci è dato di ottenere e accettare quello che non possiamo modificare (alcune sofferenze altrui, la morte, scelte del prossimo, ecc).

    "La scrittura, a volte,incarna quello spirito vitale,intuitivo,una specie di grazia (nel contesto cristiano) che scorre semplicemente, attraversando gli animi umani che incontra, come l'acqua scorre nelle fenditure di una roccia, libera."
    Da scrittrice, confermo quanto hai scritto. Eccetto per la grazie 'nel contesto cristiano', perché esiste anche quella nel contesto pagano e, per diretta conoscenza, è anche più prorompente e meno costrittiva :-D

    RispondiElimina
  2. già, molto meno costrittiva...

    RispondiElimina